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SISTRI: sanzioni applicabili dal 1° aprile 2015

SISTRI: sanzioni applicabili dal 1° aprile 2015

Potranno essere applicate dal 1° aprile 2015 le sanzioni per la mancata iscrizione al SISTRI e per l’omesso pagamento dei relativi contributi. Lo ha stabilito la legge di conversione del decreto Milleproroghe 2015, che ha fatto slittare di altri due mesi il termine originariamente previsto dal provvedimento (1° febbraio 2015); è stata invece mantenuta inalterata la previsione della proroga al 31 dicembre 2015 sia della moratoria sulle altre sanzioni relative al SISTRI, sia della durata del periodo transitorio “a doppio binario” degli obblighi SISTRI, durante il quale gli operatori sono tenuti a rispettare le regole del nuovo Sistema informatico di controllo unitamente ai tradizionali adempimenti della tracciabilità dei rifiuti. Per le altre sanzioni e per la piena operatività del SISTRI, il nuovo orizzonte temporale è il 2016.
Dal 1° aprile 2015 saranno applicabili le sanzioni previste per la mancata iscrizione al SISTRI e per l’omesso pagamento del contributo SISTRI.
La data è stabilita dall’art. 9 del cd. Milleproroghe 2015 (D.L. 31 dicembre 2014, n. 192) come modificato dalla legge di conversione.
Il Milleproroghe 2015 ha anche spostato di un (altro) anno in avanti, da fine 2014 a fine 2015, sia tutte le altre sanzioni relative al SISTRI sia il c.d. “periodo transitorio” in cui gli operatori sono contestualmente tenuti al rispettose degli obblighi “telematici” SISTRI/adempimenti “tradizionali” (tenuta dei registri di carico e scarico e dei formulari di accompagnamento dei rifiuti trasportati): in altre parole, vi è l’obbligo per i soggetti indicati dalla legge di iscriversi al SISTRI (per il quale scatteranno le sanzioni se non viene ottemperato), ma restano in vigore anche le “tradizionali” modalità operative, e per questo, ad esempio, permane l’obbligo di presentare, entro il 30 aprile 2015, alle competenti Camere di Commercio, il MUD, cioè “Modello unico di dichiarazione ambientale”, introdotto dalla legge 70/1994, utilizzando il nuovo modello allegato al D.p.c.m. 17 dicembre 2014 (G.U. n. 299 del 27 dicembre 2014 - S.O. n. 97).
Soggetti interessati
I soggetti che potrebbero essere colpiti da queste due “nuove” sanzioni sono, ovviamente, quelli sui quali incombe l’obbligo di iscrizione al SISTRI ma, in linea di principio, anche quelli che vi abbiano aderito volontariamente (pur non essendo obbligati) ma che poi non abbiano versato il relativo contributo.
Soggetti obbligati al Sistri
Tra i soggetti obbligati al SISTRI rientrano, in estrema sintesi, gli enti e le imprese che siano produttori speciali di rifiuti pericolosi con più di 10 dipendenti, i produttori di rifiuti speciali pericolosi che effettuano attività di stoccaggio, così come le imprese di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento dei rifiuti urbani della Regione Campania, o ancora i produttori iniziali di rifiuti pericolosi da attività di pesca professionale e acquacultura con più di 10 dipendenti.
Rimangono escluse dall’obbligo di iscrizione (e quindi dalla possibilità di essere sanzionate) le PMI con meno di 10 dipendenti e, indipendente dal numero di dipendenti, gli enti e le imprese iscritti alla sezione speciale “imprese agricole” del Registro delle imprese che conferiscono i rifiuti a circuiti organizzati di raccolta.
Vediamo meglio quali sono i soggetti obbligati a iscriversi al SISTRI.
Il riferimento normativo è dato dall’art. 188-ter, commi 1, 2 e 3, del D.Lgs. n. 152/2006, così come modificato dal “decreto Razionalizzazione PA” (D.L. n. 101/2013, art. 11, conv., con modif. in L. n. 125/2013) e dalle norme attuative del D.M. 24 aprile 2014 (art. 1).
È prevista l’adesione obbligatoria al SISTRI per i seguenti soggetti:
A) gli enti o le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi, originati da:
- attività agricole ed agroindustriali con più di 10 dipendenti, esclusi, indipendentemente dal numero dei dipendenti, gli enti e le imprese di cui all'art. 2135 c.c. che conferiscono i propri rifiuti nell'ambito di circuiti organizzati di raccolta [ex art. 183, comma 1, lettera pp) del D.Lgs. n. 152/2006];
- attività con più di 10 dipendenti [ex art. 184, comma 3, lettere b), c), d), e), f) e h), del D.Lgs. n. 152/2006];
- attività di stoccaggio [ex art. 183, comma 1, lettera aa), del D.Lgs. n. 152/2006];
- attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento di rifiuti urbani nella regione Campania;
- attività di pesca professionale e acquacoltura [ex D.Lgs. 9 gennaio 2012, n. 4], con più di 10 dipendenti, ad esclusione, indipendentemente dal numero dei dipendenti, degli enti e delle imprese iscritti alla sezione speciale «imprese agricole» del Registro delle imprese che conferiscono i propri rifiuti nell'ambito di circuiti organizzati di raccolta [ex art. 183, comma 1, lettera pp) del D.Lgs. n. 152/2006].
Si reputa che da tale obbligo debbano essere esclusi i produttori iniziali non organizzati in enti o imprese.
B) gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale [NdA, prodotti da terzi], compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale (il riferimento è anche qui ai soli rifiuti speciali pericolosi);
C) in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali vengono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell'impresa navale o ferroviaria o dell'impresa che effettua il successivo trasporto;
D) gli enti o le imprese che svolgono operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi [diversamente dai precedenti casi, la norma qui si riferisce a tutti i rifiuti pericolosi, sia speciali che urbani];
E) i nuovi produttori, che trattano o producono rifiuti pericolosi (in concreto, sono i soggetti che sottopongono i rifiuti pericolosi ad attività di trattamento ottenendo nuovi rifiuti, anche non pericolosi, diversi da quelli trattati, per natura o composizione, oppure sono i soggetti che sottopongono i rifiuti non pericolosi ad attività di trattamento ottenendo nuovi rifiuti pericolosi: questi soggetti, attualmente, devono iscriversi sia nella categoria gestori sia in quella produttori);
F) i Comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Regione Campania.
Sanzioni applicabili dal 1° aprile 2015
L’art. 9 del Milleproroghe 2015 (D.L. n. 192/2014, convertito con modif. dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11), rubricato “proroga di termini in materia ambientale”, ha stabilito che le sanzioni previste per la mancata iscrizione al SISTRI e per il mancato pagamento del contributo SISTRI (art. 260-bis, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 152/2006), si applichino a decorrere dal 1° aprile 2015.
Le “multe” vanno da 2.600 a 15.500 euro, e possono salire sino a 93 mila euro qualora si tratti pericolosi.
Da quanto sopra esposto, dunque, dalla lettura combinata delle norme vigenti in tema di SISTRI, ci sembra che le uniche imprese che, eventualmente, potrebbero essere sanzionate sono quelle obbligate a essere iscritte al SISTRI, e non risulterebbero sanzionabili, quindi:
- le imprese con meno di 10 dipendenti che non hanno ancora concluso la procedura di cancellazione, anche se non hanno versato i contributi per gli anni passati (per es., 2011);
- le imprese con meno di 10 dipendenti le quali si siano cancellate dal SISTRI entro il 31 dicembre 2014;
- le imprese ancora iscritte al SISTRI che durante il 2014 hanno avuto una riduzione dei dipendenti scendendo al di sotto dei 10, anche se in fase di iscrizione avevano più di 10 dipendenti e come tali si sono iscritte.
Alcune considerazioni
Effettivamente, l’applicabilità di queste prime due sanzioni relative al SISTRI potrà sembrare un vero e proprio “pesce d’aprile” per tutti quegli operatori che ancora oggi lamentano malfunzionamenti o comunque criticano nel complesso il “nuovo” Sistema informatico di controllo dei rifiuti, istituito nel 2009 ma ancora in attesa di divenire pienamente operativo, nonostante i “proclami” istituzionali di chi credendo fortemente nell’iniziativa, lo presentava, alla fine dei conti, come una sorta di panacea di tutti i mali che affliggono il controllo dei flussi dei rifiuti prodotti e gestiti nel nostro paese, ivi compresi i traffici illeciti di rifiuti realizzati dalle “ecomafie”.
Così come potrà sembrare strana l’entrata in operatività di queste sanzioni a quelle imprese che ancora attendono la restituzione dei contributi SISTRI versati negli anni scorsi (2010, 2011 e 2012), così come era stato annunciato lo scorso febbraio dal sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, in risposta a un'interrogazione presentata dall’on. Patrizia Terzoni (M5S): in merito, non si dubita della parola del sottosegretario e si è certi che
siano effettivamente “in fase di studio”, come da questi all’epoca dichiarato, “le modalità operative per poter definire un piano di interventi finalizzati alla loro restituzione o alla compensazione, laddove ne ricorrano i presupposti”.
Tra gli ultimi provvedimenti in tema di SISTRI, si ricorda il D.M. Ambiente 15 gennaio 2015 (GU del 27 febbraio 2015) col quale si è dato il via all’interconnessione al SISTRI del Corpo forestale dello Stato nell’intento di rafforzare l’attività di contrasto agli illeciti realizzati nell’ambito della gestione dei rifiuti.
Effettivamente, i tentativi dei successori del Ministro Prestigiacomo sono stati finalizzati a “salvare il salvabile”, cercando di non sprecare ulteriori risorse pubbliche, provando a risolvere i problemi legali sorti con il concessionario Selex Management (al quale il Ministero si era improvvidamente legato con un contratto che, enfatizzando” potremmo definire “capestro”, dopo un affidamento senza gara, giustificato malamente dall’esigenza di dover difendere con un anomalo segreto, “amministrativo” e non “di Stato” i segreti del Sistri dalle ecomafie), e intervenendo ripetutamente con provvedimenti che hanno semplificato le procedure e ridotto drasticamente la platea di soggetti obbligati.
Il risultato finale (un sistema efficiente, utile, poco oneroso e ben funzionante) è ancora lungi dal vedersi, e probabilmente si dovrà anche aspettare il previsto affidamento a un nuovo soggetto (entro il 30 giugno 2015): insomma, i lavori sono ancora “in corso”, e il SISTRI, nonostante il nome sia lo stesso, è in realtà profondamente cambiato rispetto all’impianto e alle aspettative originarie.